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OMiI Archivio News 18 Luglio 2009 STUDI DI SETTORE E CRISI
Gli autonomi contribuenti dichiarano meno del minimo previsto dall'amministrazione finanziaria. Lo scorso anno erano il 26,3%.
Studi di settore, per la Cgia
non "congruo" uno su tre.

ROMA - I correttivi anticrisi già introdotti per gli studi di settore non bastano. Le difficoltà dalla congiuntura sono state ancora più forti e per l'anno di imposta 2008 un contribuente su tre rischia di non essere congruo e non adeguato con gli studi di settore.
Vale a dire non rispetta quanto richiesto dall'Amministrazione finanziaria in termini di ricavi e conseguentemente di tasse da versare all'Erario. Lo stima la Cgia di Mestre, rilevando che pertanto, su una platea di circa 3.700.000 partite Iva che sono interessate dagli studi di settore, circa 1 milione e 200 mila attività non risultano essere in linea con le pretese del fisco.

Dalla Cgia ricordano che per l'anno di imposta 2007 i non congrui e non adeguati erano circa uno su 4, precisamente il 26,3% contro il 33,5% che si ipotizza si registrerà nel 2008.
Secondo il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi, l'aumento della percentuale di coloro che potrebbero aver dichiarato al fisco meno del previsto si spiega solo con la crisi economica.
"E' il frutto della congiuntura in atto", afferma, invitando "tutti coloro che sono vittime  della crisi a non adeguarsi a quegli studi che hanno pretese non giustificabili dopo il peggioramento del quadro economico avvenuto nell'ultimo anno". Infatti, nel caso il contenzioso finisca pressola Commissione tributaria sarà l'Agenzia delle Entrate, e non più il contribuente, a dover dimostrare l'esistenza di maggiori ricavi non dichiarati.

"Le stime che abbiamo elaborato per l'anno di imposta 2008 - prosegue Bortolussi - ci dicono
che molti operatori economici hanno subito delle ripercussioni economiche durissime e nonostante
le modifiche, gli accorgimenti e i correttivi anti crisi introdotti negli ultimi mesi dall'Amministrazione finanziaria,
questo strumento non è ancora in grado di fotografare con obbiettività la situazione
economica che grava sul Paese. Con la conseguenza che a molti autonomi si chiede di pagare di più rispetto all'anno scorso su incassi presunti che non corrispondono alla realtà".

da Repubblica.it



 
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