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OMiI Archivio News 6 Aprile 2010 EDITORIALE DEL TEAMWORK

Riprendiamo l'editoriale a firma del Dr David Nathanson. L'autore è americano ed è specializzato in odontoiatria protesica.

L'editoriale è apparso sul n° 2/2010 della rivista per dentisti TeamWork

Per ballare il tango bisogna essere in due 

 di D. Nathanson


Noi dentisti siamo molto orgogliosi del nostro lavoro, soprattutto quando abbiamo ultimato con successo un trattamento restaurativo e il paziente è soddisfatto dell’esito funzionale ed estetico. Spesso condividiamo i risultati con colleghi esibendo fotografie, in genere all’interno di presentazioni computerizzate, delle condizioni precedenti del paziente e dei risultati finali del trattamento. Mentre ci compiacciamo dei commenti e degli elogi dei nostri colleghi riguardo al nostro lavoro, spesso omettiamo però di ricordare che almeno la metà del merito spetta ad altre persone indispensabili, che meritano altrettanto un riconoscimento, ovvero gli odontotecnici che hanno realizzato i restauri in laboratorio. È risaputo che nessun trattamento conservativo può essere eseguito senza la consultazione, la diagnosi, il piano di trattamento e la preparazione chirurgica dei tessuti duri (e spesso anche di quelli molli) e il posizionamento definitivo da parte del dentista. Ma, al tempo stesso, è indiscutibile che nessun trattamento restaurativo indiretto di successo può essere eseguito senza l’intervento di un esperto odontotecnico. Infatti, la porzione visibile di qualsiasi ricostruzione dentale è prevalentemente opera di un odontotecnico, in connessione ai substrati e alla struttura portante sapientemente preparati dal dentista.

Per ottenere risultati ottimali con l’accettazione fisiologica e un gradevole aspetto che imiti la dentizione naturale, è indispensabile che sia il contributo del dentista che quello dell’odontotecnico abbiano successo e siano preferibilmente forniti di concerto. L’uno non può infatti operare senza l’altro. Parimenti, non è accettabile una mancanza di coordinamento, anche se purtroppo quest’ultimo è molto spesso assente nella prassi reale.

È ormai assodato che non sia possibile ottenere un esito riabilitativo positivo se uno dei membri dell’équipe dentista-odontotecnico presenta carenze.

 

Tuttavia, a essere onesti, la combinazione formata da un dentista scarso e un grande odontotecnico avrebbe maggiori probabilità di produrre un risultato dall’aspetto naturale rispetto invece a una partnership tra un grande dentista e un odontotecnico poco abile, che genererebbe invece esiti mediocri.

 

Di conseguenza, è l’odontotecnico che riveste il ruolo più critico nel determinare l’esito estetico.

Paradossalmente, in campo didattico, soprattutto negli Stati Uniti, non viene dato alcun rilievo al lavoro degli odontotecnici. I programmi di studio per odontotecnici non stanno affatto proliferando, anzi si assiste sempre più alla tendenza opposta. Negli Stati Uniti non esistono in pratica programmi destinati a perfezionare le conoscenze teoriche e le capacità pratiche degli odontotecnici o finalizzati al conseguimento di un titolo di studio superiore, ad esempio un “master in odontotecnica”, come avviene invece in numerosi paesi europei.

In breve, l’attuale modello americano lascia parecchio a desiderare. Senza possibilità di avanzamento professionale, i giovani americani sono poco incentivati a intraprendere lo studio dell’odontotecnica e gli odontotecnici diplomati sono poco stimolati ad ambire a un perfezionamento professionale. Disponiamo di eccellenti programmi di specializzazione in prostodonzia e adottiamo con impegno i più recenti progressi tecnologici a beneficio dei nostri pazienti. Ma l’altra metà dell’equazione – ossia l’eccellente odontotecnico americano – potrebbe diventare una specie in via di estinzione.

È giunto il momento che l’odontoiatria americana, in particolare la prostodonzia, “apra gli occhi” e si renda conto che il futuro della prostodonzia d’eccellenza può essere seriamente compromesso dalla mancanza di avanzamento professionale e formativo di buoni odontotecnici. Importiamo già ottimi odontotecnici da Europa, Sud-Est asiatico e Sud America. Non sarebbe ora che le associazioni di categoria, ADA, ACP e altri gruppi di professionisti restaurativi, affrontassero la realtà e iniziassero a compiere passi in avanti per una migliore didattica e un maggiore riconoscimento della professione odontotecnica? Alla luce dell’attuale crisi economica e dei crescenti livelli di disoccupazione, l’ottimizzazione di un servizio necessario, la potenziale creazione di più posti di lavoro e l’adozione di standard più elevati dovrebbero essere considerate positivamente dal governo e ricevere il benestare e il supporto finanziario sia delle organizzazioni degli odontoiatri che delle aziende operanti nel settore dentistico. In fondo, ne beneficerebbero sia la società che tutti i membri della nostra professione.


 
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