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OMiI Archivio News 13 Settembre 2011 Abbandonare una strategia sindacale fallimentare

 

Dal Dental Labor n. 3 

Abbandonare una strategia sindacale fallimentare

Consiglio Direttivo Siced

 

Come tutti noi ormai sappiamo fino alla nausea, la politica sindacale delle nostre associazioni di categoria sta girando (purtroppo a vuoto) ormai da più di un decennio attorno al nuovo profilo professionale e attorno all'ingresso degli odontotecnici nelle professioni sanitarie.

In questi dieci anni non si è ottenuto nulla, a meno che non si consideri un risultato positivo il fatto di non essere ancora stati buttati fuori definitivamente dalla sanità.

Gli odontotecnici e gli ottici per ora rimangono parcheggiati in una categoria chiamata “arti sanitarie ausiliarie” che in teoria, con la promulgazione della legge 2006 che istituisci le nuove professioni sanitarie, e con una successiva sentenza della Corte Costituzionale, non dovrebbe più esistere, ma che in pratica esiste ancora.

Una specie di “limbo” che non si sa per quanto tempo ancora verrà mantenuto in essere.

Non si è ottenuto nulla quindi, ma anzi ci si ritrova ora in una situazione di aumentata precarietà.

Non vogliamo addossare tutte le colpe di ciò agli attuali dirigenti delle AAO né ai loro predecessori. L'opposizione feroce delle associazioni odontoiatriche e soprattutto la modifica del Titolo V della Costituzione Italiana, che delega alle Regioni la creazione di nuove professioni sanitarie, hanno reso l'approvazione di un profilo dell'odontotecnico che lo equiparasse alle altre professioni sanitarie quasi una “missione impossibile”.

Come si suol dire: “la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo”.

Altro passaggio fondamentale, in negativo, è stata la legge del 2006 Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l'istituzione dei relativi ordini professionali.

La presenza nel titolo di quel... “professioni sanitarie... riabilitative, tecnico-sanitarie” fece esultare qualche dirigente, molto colto, ma evidentemente molto ingenuo, fino al punto di farlo esclamare “ce l'abbiamo fatta!”.

In realtà quella legge metteva una pietra, probabilmente definitiva, sulla possibilità di fare entrare gli odontotecnici nelle professioni sanitarie, perché da un lato stabiliva sì la possibilità della creazione di nuove professioni sanitarie, ma dall'altra la faceva dipendere “...dai fabbisogni connessi agli obiettivi di salute previsti nel Piano sanitario nazionale o nei Piani sanitari regionali”. Inoltre, stabiliva un iter, a sua volta basato sulla riforma costituzionale citata prima, che prevede una proposta da parte del Ministero della Salute, vagliata da una commissione all'interno del ministero, un'approvazione (all'unanimità) della Commissione Salute della Conferenza Stato-Regioni, l'approvazione successiva (sempre all'unanimità) della Conferenza Stato-Regioni stessa, e poi l'approvazione del Consiglio dei Ministri, la promulgazione da parte del Capo dello Stato. In aggiunta a tutto ciò, una volta completato questo iter, vi sono tutti i successivi passaggi per stabilire il percorso formativo universitario della nuova professione sanitaria e l'eventuale equipollenza dei titoli (anche qui niente di scontato) della categoria interessata precedentemente ottenuti con il percorso di scuola secondaria, fino ad allora esistente.

Un percorso a ostacoli quindi con le associazioni odontoiatriche appostate ad ogni passaggio strategico e pronte a far fuoco.

Nel frattempo le nostre associazioni di categoria, credendo che fosse un buon viatico per entrare a pieno titolo nelle professioni sanitarie, e forse anche sotto sotto per qualche motivo meno nobile, hanno accettato di buon grado l'obbligo della Formazione Continua in Medicina (ECM). La Siced ha contestato duramente fin dall'inizio questa posizione, ritenendolo un indebito e pesante fardello per gli odontotecnici e pochi mesi fa il Ministero della Salute ha dovuto riconoscere l'illegittimità dell'inserimento degli odontotecnici fra i destinatari dell'obbligo ECM non essendo a tutti gli effetti una professione sanitaria. Ma intanto i corsi, per la maggior parte inutili, ci sono stati e i soldi sono stati spesi. Ahinoi, a prenderli molto spesso sono state le associazioni medesime oltre, ovviamente alla autorità di governo.

Ricordiamo anche le infinite discussioni avvenute in questi anni fra le associazioni di categoria e le associazioni odontoiatriche sulla formulazione di alcuni punti del profilo proposto: sulla progettazione clinica, tecnica o esecutiva, sul fuori o dentro il cavo orale, sull'ottimizzazione del manufatto protesico, con tanto di brindisi e grida di giubilo o urla di disperazione per una parola in più o in meno scritta nel testo del profilo di volta in volta modificato.

Il risultato è stato che ad ogni passaggio il profilo è stato sempre più edulcorato in base alle richieste delle associazioni odontoiatriche e alla fine non è comunque passato, bello o brutto che fosse.

Tralasciamo in questo articolo, per non appesantirlo, di ricordare le posizioni che la Siced ha via via assunto sulla questione del profilo in tutti questi anni. I nostri lettori più affezionati senz'altro le ricorderanno e potremo comunque ribadirle in sede di replica.

L'altro punto su cui si è “distinta” l'attività delle AAOO in quest'ultima quindicina d'anni è la gestione delle normative che ci riguardano, in primis la 93/42 e successivi aggiornamenti.

Riassumiamo lustri di articoli e di polemiche in poche righe: Non c'è stata nessuna trattativa col Ministero per una gestione semplificata della normativa, al contrario sono state prodotte liste di verifica complesse, corsi di indottrinamento sulle stesse che hanno generato programmi informatici pesanti e costosi assolutamente sproporzionati alle esigenze della normativa stessa ed alle necessita gestionali della stragrande maggioranza dei laboratori odontotecnici italiani che è costituita da piccoli o piccolissimi laboratori. Per non parlare, in riferimento ai programmi 93/42, degli obblighi di aggiornamento annuale pena il blocco del programma. Situazione allucinante al limite della legalità. Come molti di voi sapranno la Siced, al contrario, ha prodotto nel 2005 un sistema cartaceo di gestione della 93/42 funzionale e semplificato, perfettamente adatto alle esigenze dei piccoli laboratori, a cui è andato ad aggiungersi l'anno scorso un programmino informatico che gestisce la tracciabilità dei lotti, disponibile gratuitamente per i propri soci, a cui l'anno prossimo si andrà ad ad aggiungere qualche altra funzione.

L’avvitarsi delle associazioni di categoria intorno al nuovo profilo, all’Ecm e alla gestione della 93/42 non ha prodotto risultati efficaci e utili al miglioramento delle condizioni della categoria.

Paradossalmente in taluni casi ne ha aggravato gli obblighi. Per questo ci è parso giusto fare il punto della situazione ed interrogarci sulle future strategie.

La leadership nelle AAOO

In questo ultimo paio d'anni abbiamo assistito ad alcuni avvicendamenti alla guida delle AAOO:

  • E' andato in pensione il Segretario SNO Maurizio Troiani, dopodiché si è realizzata l'unità fra le sigle sindacali in sede di trattative con gli organi istituzionali, cosa apparentemente impossibile fino a quel momento.

  • Si è aggiunto alle altre sigle il CIO/Confesercenti che pur basando la sua strategia sul contatto diretto con il cittadino paziente tramite gli “sportelli per il cittadino” ha partecipato e partecipa alle iniziative unitarie prima con il suo fondatore Alberto Battistelli e poi con il nuovo Presidente Claudio Vittoni.

  • Nell'Antlo continua ad imperversare il suo presidente, che ormai si può definire storico, Massimo Carmando.

  • La Fenaodi si affida al suo presidente Ziliotti ed al suo vice-presidente Enrico Tolio.

  • Nello Sno viene nominato presidente un volonteroso collega toscano, Massimo Bacherini, e un nuovo segretario Ettore Cenciarelli, che ne sa pochissimo rispetto al suo predecessore, ma che non manca mai di fare sentire la sua voce tonante nelle riunioni inter-associative e di andare in tourné a ripetere le solite ovvietà, ripetute ormai da anni, che il pubblico in sala conosce probabilmente meglio di lui.

Dietro di loro ci stanno sempre gli “esperti” CNA sulle normative Dondarini e Malfi e “Interpreta” con il primo a sua volta spesso in tourné a spiegare (adesso gratuitamente dopo un tentativo di far pagare un ticket ai partecipanti) quanto è complicato mettersi in regola sulle normative e quanto bisogna temere i NAS che stanno appostati ovunque pronti a chiudere i laboratori che visitano, se non sono in regola con le normative così come le ha interpretate “Interpreta”.

E oggi?

Oggi purtroppo la situazione è per molti, economicamente parlando, un incubo e la strategia sindacale delle nostre AAOO va di pari passo con questo incubo.

La situazione economica è grama per tutte le categorie, ma è particolarmente gravosa per la nostra, con i fenomeni della “poltrona vuota”, del turismo dentale, delle protesi cinesi e del “low cost” odontoiatrico. L'unità sindacale realizzata dalle AAOO sembra essersi trasformata in un piccolo trono per gli incapaci che però hanno la voce molto grossa. Oltretutto questi incapaci sono molto permalosi e suscettibili; ci tengono tanto ad apparire al primo posto nelle firme apposte ai documenti unitari. Oppure altri incapaci non vogliono essere da meno dei loro predecessori molto più preparati di loro e allora anche loro alzano la voce.

Il risultato è che gli altri (chiamiamoli i volonterosi) per amore di un'unità fra le sigle tacciono o addirittura si fanno ingenuamente convincere ad appoggiare proposte folli, come l'ultima trovata partorita da questo comitato unitario = Protestare contro l'esclusione degli odontotecnici dal programma Ecm, chiedendo che siano inseriti di nuovo nel programma Ecm insieme alle altre professioni sanitarie.

Sembra incredibile ma viene riproposta pari pari la stessa strategia fallimentare degli ultimi 20 anni. Chiedere di sobbarcarsi di nuovi obblighi o rendere più pesanti quelli esistenti, un po' forse per far lavorare il proprio funzionariato, ma soprattutto con la balzana idea di facilitare così il proprio ingresso nelle professioni sanitarie.

Sempre ai giorni nostri viene enfatizzata e sbandierata dalle AAO, in particolare dall'Antlo, una proposta di legge firmata da un tale On. Marco Rondini deputato della Lega Nord, odontotecnico o ex-odontotecnico ( si fa per dire), che già nella sua stesura dimostra il pressapochismo di chi l'ha compilata.

Al comma 3 dell'articolo 1 si legge... “L'odontotecnico, titolare di laboratorio odontotecnico, può collaborare...” cioè improvvisamente al comma 3 il profilo non è più dell'odontotecnico in quanto tale, ma dell'odontotecnico titolare di laboratorio, una bella confusione! Nessuno se ne è accorto? Nemmeno chi guidava nell’oscurità delle notti della Valtellina, la sua astuta penna biro?

Al di là di questo, il profilo presentato dall'On. Rondini ha possibilità ZERO di essere approvato, non solo per l'ovvia opposizione dei dentisti all'interno del parlamento, non solo perché all'interno del parlamento ci sono montagne di proposte di legge che rimangono al palo, ma soprattutto perché l'iter per la creazione di una nuova figura professionale, come ben sappiamo, è diverso e passa obbligatoriamente dalle Commissioni del Ministero, dalla Conferenza Stato-Regione ecc. ecc.

Quindi una pura azione di propaganda che non serve a nulla, non a caso suggerita da una associazione sindacale odontotecnica divenuta ormai una sorta di fantasma.

Ultima stangata di qualche settimana fa, l'approvazione, da parte del Ministero della Salute, contrariamente da quanto richiesto dai NAS, dei manufatti protesici prodotti direttamente in studio dagli odontoiatri grazie alle nuove tecnologie, senza bisogno di passare dal laboratorio odontotecnico, senza bisogno di dichiarazioni di conformità o di iscrizioni al Registro dei Fabbricanti (a cui, a quanto sembra può iscriversi chiunque senza nessun controllo da parte del Ministero), senza bisogno di tutti i requisiti che i laboratori odontotecnici sono tenuti a rispettare.

Che fare?

La sbornia finita male per il nuovo profilo professionale e l'interesse esclusivo rivolto al voler rimanere nella sanità ha fatto completamente dimenticare ai nostri dirigenti sindacali che il mondo dell'odontotecnica è fatto in primis da imprenditori titolari di piccole o piccolissime imprese.

Che ci importa se diventiamo professionisti sanitari se perdiamo le nostre imprese? E' la difesa delle nostre imprese il primo compito delle nostre associazioni di categorie.

Nel paese, a livello politico il vento “sembra” cambiato. L'attenzione agli sprechi, ai costi della sanità, al sommerso, all'evasione fiscale si è fortemente accentuata. Se a livello istituzionale ci sarà l'intenzione di abbattere i costi della sanità allora sarà possibile avere un profilo professionale che consenta all'odontotecnico di prendere le impronte e di produrre e cedere direttamente al paziente le protesi totali. A quel punto avrà senso parlare di formazione a livello universitario.

Contemporaneamente bisognerà pensare ad un percorso di scuola secondaria professionale per preparare chi si limiterà a lavorare nei laboratori. Se diventiamo tutti “dottori” chi lavorerà ne laboratori? Dove si troveranno le maestranze che fabbricano le protesi nei laboratori. Andiamo a prenderle in Cina o in India (come in parte sta già accadendo), dove possono produrre senza nemmeno un diploma di professionale? Un problema questo totalmente ignorato nelle battaglie sul profilo di questi ultimi anni.

In Gran Bretagna è già possibile avere una poltrona all'interno del laboratorio in un ambiente igienicamente predisposto per poter prendere le impronte e istallare le protesi totali. No si possono toccare i denti, come giusto che sia. D'altra parte se andiamo in un laboratorio di analisi, chi ci preleva il sangue? Un dottore o un infermiere?

L'economia italiana è in crisi più che in altri paesi industrializzati e il settore odontoiatrico in Italia è in crisi più di altri settori. Una ragione sta nel fatto che dove esiste economia in nero e corruzione, quel settore è condannato a rimanere nell'arretratezza e nel sottosviluppo. E’ stato calcolato da istituti demoscopici che in Italia il settore del dentale ha certamente un'alta percentuale di nero (sfiorerebbe il 29% del volume complessivo delle prestazioni odontoiatriche private). E' possibile rilanciare un'economia e un settore abbattendo il sommerso e aumentando la trasparenza.

Qual è il rimedio che su questo argomento si dovrebbe applicare? Noi della Siced riteniamo che su questo argomento si debba aprire nelle associazioni una seria discussione che porti a una proposta di defiscalizzazione del prodotto protesico fabbricato dal laboratorio odontotecnico italiano. La nostra proposta è che si lotti perché al cittadino sia offerta la defiscalizzazione della protesi.

Intorno a questa ipotesi si può creare un'ampia convergenza che vada dalle associazioni odontotecniche alle associazioni dei consumatori, a quei rappresentanti o partiti politici interessati a favorire i cittadini meno abbienti e alla lotta all'evasione fiscale, all'industria e al commercio del dentale e anche ai settori più responsabili ed illuminati degli odontoiatri. Si deve mettere in moto un meccanismo di trasparenza reale che favorisca il consumo e rilanci tutto il settore. Con l'introduzione di una misura fiscale di questo tipo, certamente ci sarebbero meno speculazioni, meno concorrenza sleale, una maggiore trasparenza in tutto il comparto compreso la disincentivazione dell’acquisto di prodotti protesici cinesi. Un rapporto più chiaro fra studio e laboratorio, ma soprattutto aumenterebbe il numero dei pazienti negli studi e ovviamente il numero delle protesi prodotte nei laboratori italiani e diminuirebbe drasticamente il fenomeno del turismo dentale. La prevedibile conseguenza della defiscalizzazione della protesi sarebbe anche quella trasparenza che da sempre richiediamo per rendere visibili e tracciabili i nostri prodotti, che diverrebbero definitivamente dei prodotti e non dei servizi confusi insieme alle altre prestazioni odontoiatriche. Il valore specifico del nostro lavoro crescerebbe rispetto alla concorrenza delle protesi provenienti dall'estero, rispetto ai produttori di semi-lavorati non iscritti nel registro dei fabbricanti e rispetto anche ai tentativi degli odontoiatri di auto-prodursi le protesi nei loro studi. La logica conseguenza di tutto questo sarebbe la fatturazione separata con l'Iva al 4% come accade per gli altri prodotti medicali. Queste è la nostra proposta e su di essa costruiremo il prossimo documento di programma per la categoria. Confidiamo che l’attenzione dei nostri soci, dei nostri lettori e dei dirigenti sindacali delle AAOO si esprima su quanto abbia espresso e contribuisca con commenti e consigli alla creazione di un documento di programma utile al rilancio del lavoro odontotecnico e al progresso di tutta la categoria.   


 
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