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OMiI Archivio News 13 Ottobre 2011 Risposta Unitaria alla Siced

 

Risposta Unitaria alla Siced
Con richiesta di pubblicazione sulla Rivista “Dental Labor”
Egregio Presidente,
quanto apparso sul numero 3/2011 della Vostra rivista impone una replica, tanto in ordine alla forma con la quale sono state esposte le considerazioni che ci riguardano, quanto a livello di contenuti.
Riteniamo, infatti, che onde sviluppare confronti costruttivi e non sparate ad effetto, sia indispensabile un certo rigore nell’esame delle problematiche e che le eventuali divergenze rispetto ai pensieri altrui vadano espresse sempre con garbo ed educazione, senza sfociare in sterili e sgradevoli insulti.
Preliminarmente ci sembra doveroso sottolineare le differenze sostanziali che caratterizzano, a livello di obiettivi ed attività, un’associazione culturale, qual è la Vostra, da Organizzazioni di rappresentanza di interessi.
Non è dovuto a mancanza di strategia ma a doveroso realismo l’approccio che le Associazioni odontotecniche hanno adottato a fronte dei veloci mutamenti che hanno coinvolto il settore, ponendosi in modo pragmatico nei confronti dei problemi, nella convinzione che la politica si debba fare nelle sedi giuste con gli argomenti giusti. Tutto il resto è propaganda, sterile demagogia che danneggia il settore ed indispone gli interlocutori istituzionali con i quali faticosamente ci rapportiamo in favore delle istanze della Categoria.
Crediamo non competa a Voi sindacare le nostre azioni ed i valore dei nostri rappresentanti, a ciascuno il suo!
Un’associazione culturale è giusto organizzi corsi di formazione mettendo a disposizione degli operatori il proprio patrimonio di competenze e che utilizzi al meglio le risorse economiche messe a disposizione dai propri sostenitori, sempre che queste non provengano da soggetti che da lungo tempo lavorano per appropriarsi del nostro settore e tracciano giorno dopo giorno con la matita rossa il destino nostro e dei nostri Colleghi.
Un’Organizzazione di rappresentanza, per definizione, individua le linee di politica sindacale e le concretizza nell’attività di rappresentanza degli interessi delle imprese.
Sono entrambe mission importanti, entrambe di valore strategico per il settore, ma entrambe vanno svolte con serietà, senza cedere alla voglia di reperire facili consensi prospettando obiettivi irrealizzabili per poter poi addossare ad altri la responsabilità della loro mancata realizzazione.
Desideriamo perciò chiarire in modo puntuale gli aspetti sollevati con il vostro articolo, a beneficio dei lettori di questa testata, e contiamo su una pubblicazione integrale di questa nota, che diffonderemo comunque attraverso i nostri canali di comunicazione affinchè colleghi ed addetti ai lavori conoscano la nostra posizione rispetto alle tematiche affrontate.
Non possiamo non iniziare con il tema del profilo professionale.
E’ noto che quanto disposto dalla legge 46/2006 avrebbe già dovuto tradursi nel riconoscimento di un nuovo profilo sanitario per l’odontotecnico. Altrettanto nota è la mole di ostacoli che sono stati frapposti dalle lobbies avverse.
Nessuno mai si è illuso di poter conseguire con facilità quest’obiettivo, ma ciò non ci esime dal perseguirlo con determinazione e con tutti gli strumenti a disposizione, esercitando nei confronti degli interlocutori istituzionali l’autorevolezza che esprimono le nostre Organizzazioni e che ci ha “fruttato” la partecipazione ad un tavolo di lavoro presso il Ministero della Salute, costituito proprio allo scopo di affrontare le problematiche da noi sollevate.
Lo schema di profilo professionale ha subito dal 2001 ad oggi modifiche sostanziali, anche rispetto al testo quello licenziato dalla Commissione Salute, giunto in fase di approvazione quando la modifica costituzionale ne ha modificato l’iter con l’attribuzione alle Regioni delle relative competenze. Ma da allora molto è cambiato nella nostra professione e nella filiera del dentale, sono cambiati lo scenario politico, il mondo accademico, gli stessi vertici delle Organizzazioni di rappresentanza.
Vale la pena ricordare l’ampia condivisione espressa, anche da Voi, nei confronti della collocazione del profilo dell’odontotecnico nell’ambito sanitario: basti citare la manifestazione del 2007 presso la Camera dei Deputati, il Convegno di Roma “Elementi di un nuovo modello di odontoiatria” al quale avete partecipato con vostri relatori, il plauso espresso con un vostro articolo ai colleghi spagnoli per aver ottenuto l’obiettivo della fatturazione separata a seguito dell’inserimento in ambito sanitario. Ed ancora, il dissenso espresso rispetto ad ipotizzate pressioni nei confronti di un possibile inserimento del profilo odontotecnico nell’ambito dell’indirizzo ingegneristico.
Gli schemi di profilo che si sono succeduti, con varie proposte di modifica, fin dal 2001 hanno sempre previsto il superamento del percorso di scuola secondaria.
Non si può immaginare che due soggetti possano pervenire alla medesima qualifica seguendo percorsi formativi di livelli diversi. Non ha senso immaginare la coesistenza di odontotecnici diplomati ed odontotecnici laureati!
E comunque, se le Organizzazioni di rappresentanza non fossero intervenute nella fase di riforma del sistema scolastico, probabilmente oggi non esisterebbero neanche più le scuole secondarie per la formazione dell’odontotecnico, con tutti i limiti del caso e ferma restando la necessità di ottimizzare i percorsi attraverso la formazione regionale integrativa prevista a partire dal terzo anno.
Quanto alla proposta di legge presentata in Parlamento dall’On.le Rondini, siamo consapevoli delle difficoltà che la stessa incontrerà in fase di discussione, ma è comunque apprezzabile che nell’ambito di questa Legislatura qualcuno – in questo caso un Collega, che conosce il settore e le sue problematiche – se sia fatto carico e si sia reso disponibile ad incontrare le Organizzazioni al fine di individuare gli eventuali emendamenti da proporre al momento opportuno alla competente Commissione Affari Sociali.
Si tratta, in ogni caso, di un supporto al percorso istituzionale intrapreso nei confronti del Ministero. A questo proposito, è bene che sia chiaro ai nostri Colleghi che mai potrà essere prevista una nuova figura che confligga a livello di competenze con quella dell’Odontoiatra specialista in protesi dentaria, ma che comunque il Ministero è consapevole di non poter ignorare la direttiva 2005/36/CEE e la sentenza della Corte Costituzionale 423/2006, con riferimento alla necessità di disciplinare la nostra figura, e noi intendiamo percorrere fino in fondo questa opportunità, senza neanche ipotizzare ambiti diversi da quello sanitario.
Per chiarire eventuali dubbi o perplessità al riguardo, riteniamo utile citare le sentenze della Corte Costituzionale n° 253 del 2003 ,n° 319 del 2005,n° 423 del 2006. Quest’ultima testualmente recita “ i contenuti di tale attività sono definiti dal regio decreto 17/71934 n 1625 (testo Unico delle Professioni sanitarie) e dal regio decreto 31/5/1928 n 1334 . Questi testi normativi qualificano l’odontotecnico come esercente l’arte ausiliaria delle professioni sanitarie e la Corte ha già riconosciuto che le arti ausiliarie delle professioni sanitarie rientrano nella materia delle professioni (sanitarie) di cui all’articolo 117 terzo comma della Costituzione”
Rispetto alla tematica dell’Educazione Continua dobbiamo, tutti, convenire che l’approccio politicamente adottato in fase iniziale non ha portato i risultati sperati ed ha finito per penalizzare coloro che hanno investito economicamente nella partecipazione ai corsi.
Non è corretto, oggi, affermare di aver contestato gli ECM, ritenendoli un indebito e pesante fardello per gli odontotecnici, quando invece si sono organizzati corsi e si sono gestiti eventi, anche lamentando forme di concorrenza sleale da parte di Organizzazioni che proponevano la formazione a prezzi ritenuti eccessivamente bassi…
La realtà è che inizialmente la partecipazione degli odontotecnici alla formazione continua è apparsa opportuna in quanto propedeutica per l’approvazione del profilo. Cambiati gli scenari, tale posizione si è rivelata non più sostenibile , tanto più che il Ministero non si è mai formalmente pronunciato al riguardo, pur creando grande confusione riportando sul proprio sito internet gli odontotecnici tra le figure per le quali gli ECM erano previsti, e poi prendendo la recente posizione secondo la quale odontotecnici ed ottici non devono frequentare i corsi perché non sono professioni sanitarie.
A fronte di tale situazione, come si fa a parlare di “incapacità”? Si mostra di non conoscere i fatti o di non volerne tenere conto.
Il tavolo unitario delle Organizzazioni Odontotecniche, nell’ambito del confronto ministeriale, non ha mai chiesto che gli Odontotecnici fossero inseriti nuovamente nel programma ECM, anzi si è addirittura attivato per verificare se ricorressero i presupposti per promuovere una “class action “ nei confronti del Ministero stesso, in favore di chi ha investito inutilmente tempo e risorse per tale formazione.
E veniamo alla tanto dibattuta Direttiva CEE 93/42, modificata dalla CE 2007/47. E’ preciso compito di ogni Associazione Sindacale quello di mettere in condizione il proprio associato, che paga una tessera a fronte di servizi resi, di ottemperare ai doveri che le normative richiedono nella maniera più opportuna e sicura per l’associato stesso.
Le Direttive Comunitarie sono spesso complesse e di non facile interpretazione e la Direttiva sui dispositivi medici non fa certo eccezione. Al di là pertanto, di modalità e sistemi di informazione diversi, ciascuna Organizzazione di rappresentanza ha comunicato alla propria base associata le novità introdotte da tale atto normativo, evidenziandone prescrizioni ed obblighi. E’ chiaro che le Associazioni non hanno e non devono avere potere coercitivo rispetto alle decisioni che ciascun imprenditore intende adottare una volta acquisite le opportune informazioni, così come non si può non tenere conto delle diverse realtà che caratterizzano il nostro Paese e della difficoltà che si incontrano nel tentativo di omologare l’approccio comportamentale di una Categoria.
L’attività intrapresa dalle OO.AA. rispetto a questa pietra miliare per l’attività dell’odontotecnico va ben oltre la distribuzione di moduli, siano essi su supporto cartaceo o informatico. Da interlocutori riconosciuti dalle Istituzioni, abbiamo avviato un confronto con il Ministero competente sulle problematiche vere, sugli aspetti che rischiano di mettere in ginocchio il settore a fronte delle innovazioni tecnologiche subentrate. La riorganizzazione dell’elenco fabbricanti (23.000 iscritti a fronte di 10.000 imprese odontotecniche), la problematica legata alla costruzione dei semilavorati con la tecnologia CAD CAM, la rivendicazione della competenza esclusiva nella fabbricazione della protesi, mai esplicitata su nessun atto normativo, l’identificazione della figura obbligata al rilascio della dichiarazione di conformità, ecc.
Su questi temi siamo impegnati, a livello nazionale e sovranazionale, attraverso una Commissione interassociativa che vede la partecipazione di “volenterosi” colleghi che si stanno occupando assieme ai legali e agli esperti di ciascuna Organizzazione di massimizzare il lavoro in parte già svolto separatamente.
Ma non stiamo certo a diramare proclami per quest’attività, non ne abbiamo bisogno, tutto questo rientra nei compiti di rappresentanza e tutela della Categoria ai quali siamo chiamati ed i nostri associati ne sono consapevoli.
Che fare? E’ una domanda importante e merita risposte importanti, per operare scelte di politica sindacale bisogna averne la competenza, non ci si può affidare al caso e non basta fare dichiarazioni ad effetto.
Ci vuole serietà, non è corretto prospettare l’abbattimento dei costi per la sanità in virtù di un ipotetico cambiamento dello scenario politico illudendo una parte di Categoria, quella più ingenua e meno informata, di poter pervenire ad un profilo professionale che consenta all’odontotecnico di prendere le impronte e di produrre e cedere direttamente al paziente le protesi totali o di poter estendere le proprie competenze prendendo a riferimento altri Paesi, nei quali vigono normative di riferimento e percorsi formativi diversi dai nostri.
Troppo semplice richiamare la crisi dell’economia italiana e suggerire facili ricette per il rilancio del settore, quali la trasparenza, la defiscalizzazione della protesi, come fossero idee innovative e non già percorsi intrapresi la lungo tempo, fin dal 2005 quando, in occasione del “dental day” venne presentata la proposta di defiscalizzazione delle prestazioni ed illustrati i benefici che ne sarebbero derivanti per gli operatori e per i soggetti meno abbienti.
C’era anche la SICED quanto, il 19 Ottobre 2007 fu presentato “Il nuovo modello di Odontoiatria” che, lo ricordiamo tutti, si proponeva di favorire l’accesso alle cure, di rendere trasparente la composizione dei costi attraverso la fatturazione separata della prestazione clinica rispetto alla fornitura di protesi e comunque con l’evidenziazione obbligatoria nella fattura del costo della protesi e del nome del fabbricante, di perseguire ogni forma di illegalità, di individuare strumenti per la mutualizzazione dei costi (fondi sanitari, assicurazioni, ecc.), di sollecitare una politica sanitaria per lo sviluppo dell’odontoiatria nelle strutture pubbliche.
Tutti obiettivi considerati ancor oggi strategici, che non si capisce perché nel 2009 SICED ritenne di non sostenere, nell’ambito del Convegno “Programma di odontoiatria sociale”.
C’è una memoria storica inconfutabile, al di là degli avvicendamenti di incarichi, ed è bene che queste cose si sappiano.
In conclusione, vogliamo affermare con forza che lo spirito di condivisione e di coesione con il quale il tavolo unitario delle Associazioni odontotecniche sta lavorando è la dimostrazione della consapevolezza, maturata dalla Dirigenza nel tempo e dopo diverse battute d’arresto, di come sia indispensabile lavorare assieme prima per la sopravvivenza e poi per la crescita della nostra professione.
Siamo convinti che le enunciazioni di principio servano a poco e che occorra concretezza, esprimere con voce unica le nostre istanze nei confronti di tutti gli interlocutori, siano essi Ministeri, Associazioni di dentisti o UNIDI.
Questo è quello che la categoria ci chiede e questo è quello che noi facciamo e continueremo a fare, cercando anche di recuperare il tempo perduto.
I tempi in politica sono dettati spesso anche da situazioni che mutano rapidamente, da avvicendamenti ai vertici che comportano – a fronte di sensibilità diverse – diversi approcci rispetto ai problemi.
Oggi siamo qui e riaffermiamo il nostro ruolo di rappresentanza, le Associazioni culturali si limitino a fare cultura, ma la facciano!
Noi siamo qui per difendere i diritti di tutti i colleghi odontotecnici, di piccoli (la maggioranza dei laboratori Italiani) o grandi laboratori, imprese strutturate e ditte individuali, monocomittenti e pluricomittenti, con gli sforzi che comporta l’individuazione di un equilibrio che tenga conto delle diverse situazioni territoriali e di mercato e delle esigenze da esse derivanti, ma che possiamo perseguire liberamente, senza dover tutelare interessi particolari o vendere corsi o propagandare materiale, anche perché i nostri associati ed i vertici delle nostre Organizzazioni non lo permetterebbero.
Quindi che si sappia, siamo qui per tutti gli odontotecnici e ci battiamo per il bene della categoria onesta, svolgiamo un’attività no profit, “volenterosa” e volontaria.
Certo, alcune battaglie richiedono tempi lunghi ma noi abbiamo ottimizzato la nostra attività dando vita ad un coordinamento snello e funzionale, scevro da protagonismi e svincolato da condizionamenti, sia di carattere economico che politico.
Per farlo abbiamo avuto il coraggio di guardarci dentro e adeguarci al cambiamento, anche mettendo in discussione scelte del passato.
Noi lo abbiamo fatto, ora tocca ad altri, anche alla SICED, scegliere che ruolo rivestire nei confronti della Categoria.
Noi siamo disponibili a collaborare con chiunque voglia impegnarsi nell’interesse degli odontotecnici ed a raccogliere suggerimenti costruttivi, ma non a consentire interferenze di disturbo al percorso intrapreso, che portiamo avanti con convinzione per la Categoria alla quale appartiamo con orgoglio da sempre.
Per chiudere con l’adattamento di una calzante citazione di Winston Churchill, “siamo sempre pronti ad imparare, ma non sempre a lasciare che ci insegnino”.
Antonio Ziliotti - Presidente Confartigianato Fe.Na.Od.I.
Massimo Bacherini – Presidente CNA SNO
Francesco Rapalli – Presidente FNO Casartigiani
Claudio Vittoni – Presidente CIO Confesercenti Federbiomedica
Massimo Maculan – Presidente ANTLO
Roma, 28 settembre 2011

 
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